Riportiamo sotto la traduzione di alcune pagine del libro Occupy Everything edito da Aragorn nel 2012. Questo libro riportava varie esperienze anonime scritte da anarchiche e anarchici statunitensi durante il movimento di occupazione delle piazze. Quella che segue è la conclusione di uno di questi scritti.
Traduzione non professionale di Occupy everything
L’autogestione dovrebbe essere la base sia di un’esistenza davvero libera sia della lotta per ottenere tale esistenza. Questa è l’esatto opposto della politica e, nella pratica, o la rifiuta oppure ne viene distrutta. La pratica dell’autogestione sembra svilupparsi spontaneamente quando le persone si sollevano in rivolta. Ciò che la distingue dalla politica è la sua opposizione alla rappresentanza e al compromesso — non solo con l’ordine dominante, ma anche all’interno dello stesso movimento autogestito. Così, invece di cercare di imporre decisioni collettive basate sul compromesso, cerca di trovare un metodo per intrecciare desideri, interessi e bisogni di tutte le persone coinvolte in un modo che sia effettivamente soddisfacente per ciascuna. Questo non è un aspetto secondario, ma essenziale. Una volta che l’obiettivo di organizzare sia le nostre lotte sia le nostre vite insieme smette di essere questa ricerca di strade per intrecciare i nostri diversi desideri, interessi e bisogni in modo che tutte siano soddisfatte, e diventa invece cercare compromessi, allora posizioni, programmi e piattaforme iniziano a prendere il posto di desideri, sogni e aspirazioni. A quel punto, i rappresentanti delle varie posizioni, programmi e piattaforme possono trovare il proprio spazio nella situazione in corso e trasformare l’autorganizzazione in politica. È già accaduto in passato in contesti rivoluzionari e ha avuto risultati orribili.
Questo ci dà un’indicazione su come l’intervento anarchico possa essere condotto al meglio. Non dobbiamo creare nessun tipo di organizzazione politica per rappresentare l’anarchia. Anzi, farlo significherebbe contrastare l’autogestione. Dovremmo invece partire da noi stesse, dalle nostre condizioni di individui a cui è stata rubata la vita, dalle nostre lotte contro questa condizione, e dal nostro desiderio di plasmare la nostra esistenza. Partendo da queste basi, l’intervento anarchico non consisterebbe nella propaganda di un programma politico o di una vera coscienza rivoluzionaria. Sarebbe piuttosto la ricerca di complici, lo sviluppo di relazioni di affinità, l’intrecciarsi di desideri e passioni, di rabbia distruttiva, di idee e di sogni con quelli che altre portano nelle loro lotte e rivolte. Una simile ricerca trova la sua strada nel cuore dei movimenti sociali di rivolta, scoprendo le affinità che dilaganti che offrono una federazione informale di complicità. Ma può anche trovare la sua strada laddove non sembra che esistano movimenti sociali, scoprendo le vene nascoste delle rivolte individuali in cerca di complicità, e in queste vene nascoste forse trovare l’embrione di un nuovo movimento sociale.
In ogni caso, questo intervento, nel rifiutare la politica e i suoi metodi, diventa una tensione verso la rivoluzione e la libertà, nella vita e nella lotta, spingendo costantemente controcorrente per la distruzione di ogni dominazione e sfruttamento, per la fine di ogni pratica di specializzazione e rappresentanza, inclusa quella dell’attivismo specializzato. È la tensione che sboccia dalla consapevolezza di ciò che si desidera e al tempo stesso dalla consapevolezza di trovarsi di fronte a un mondo concepito per impedire la realizzazione di tale desiderio – in altre parole, dalla consapevolezza che la propria vita è una battaglia. È a contempo la tensione alla complicità dei desideri, nei quali le differenze tra gli individui creano armonie di affinità che si intrecciano, che indicano la direzione per un nuovo modo di vivere realmente libero. È in questa tensione che le specifiche dell’auto-organizzazione della rivolta coscientemente anarchica possono trovare il modo di intrecciarsi con le lotte quotidiane di tutte le sfruttate, nei punti in cui queste lotte iniziano a sperimentarsi nell’azione diretta e nell’autogestione. Un nuovo mondo basato sulla gioia e sull’esplorazione dei nostri desideri è possibile; esso inizierà a crescere ovunque l’autogestione della rivolta contro questo mondo confluisca nell’autogestione della vita stessa.
(pag: 50-51)
Occupy Everything: Anarchists in the occupy movement 2009-2011.Aragorn, 2012. ISBN 978- 1 -62049-000-6
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Note di traduzione
Le parole “self-organization” e “autonomous self-organization” sono stare riportate con la parola “autogestione” per seguire l’uso italiano del termine.
Si è scelto inoltre di riportare il genere neutro dell’inglese tramite il genere femminile italiano.