Cioè su come organizzarsi per la rivoluzione
- Ogni sistema sociale crea il suo mondo e le sue convinzioni: per noi è più facile credere di andare su Marte che immaginare la fine del capitalismo
- Ci sono stati tanti sistemi sociali e saperi differenti: una volta l’alchimia era una scienza tranquillamente sensata, così come la medicina cinese tradizionale lo era in Cina
- I saperi di un certo mondo sociale appaiono completamente arbitrari ad un altro: il Qi della medicina cinese non ha alcun senso dentro i nostri saperi bio-medici
- Atomi e cellule hanno lo stesso significato di in-dividuo (a-tomo, in-divisibile, cellula, piccola cella). Il mondo degli atomi è un mondo di individui che seguono delle leggi (le leggi della fisica). Esattamente come il nostro mondo è fatto da individui che seguono le leggi dello stato. Stessa struttura sociale stessa struttura cosmica
- In ogni luogo non c’è un solo sistema sociale. In Italia ci sono: il mercato, la famiglia, la chiesa, etc. ognuno ha le sue forme di sapere. Il sapere universitario accademico è prevalentemente il sapere del mercato e degli individui (come mostra l’esempio degli atomi)
- La chiesa ha le sue convinzioni scientifiche e le sue convinzioni sul cosmo. Contro il mercato e l’accademia crede in un altro oggetto: l’anima, e si propone di curarla o salvarla.
- Anche noi creiamo i nostri saperi
Aaa
- Nei nostri giri è nato qualcosa di strano, ci siamo organizzate in un modo nuovo che ha funzionato molto
- Alcune delle nostre parole nuove, o non troppo – le parole sono sempre forme di sapere) – sono: caos, vibe e ame. Vorrei spiegare come questo non sia un caso.
- Il piu evidente cambiamento riguarda l’assemblea e la gestione dello spazio. L’assemblea non è più l’assemblea centrale, ma solo un importante momento di chiacchere. I nostri incontri si chiamano sempre piazzo o chiacchera. Le cose vengono fatte da gruppetti autorganizzati, che fanno varie imprese e avventure. Se qualcun vuole spostare qualcosa nello spazio lo fa, se non va bene qualcun lo risposta. Se si litiga troppo se ne parla, in caso si va in assemblea per chiedere consiglio ad altre.
- In questo caso l’assemblea non controlla tutto, è una parte in un processo. Lo spazio non è lo spazio dell’assemblea, gestito e controllato da essa. Lo spazio è qualcosa che vive della sinergia di tutte, ed è l’insieme delle prospettive che vigono su esso. Alcune sono più “realistiche”, nel senso che sono in contatto con più prospettive diverse, ne tengono conto, e con più accadimenti altre meno e sono più singolari (non false!), perché si legano a meno cose e accadimenti (non individuali).
- All’interno di questa prospettiva si sa che non c’è qualcosa che controlla tutto tutto. Lo spazio è un organismo, una serie di processi che un po’ interagiscono tra loro, un po’ no
- Quando si riconosce che l’agency, ciò che agisce sullo spazio non sei solo tu, ma tu stai all’interno di un mare, un contesto, di altri processi che hanno potere su di te e che non controlli. Noi diamo un nome a questa cosa, la chiamiamo caos.
- Quando si parla di gestione dello spazio si parla spesso di affinità e fiducia. Si parla di affinità quando si parla di fare cose insieme. Di fiducia quando si parla di convivere. Quando una persona veniva cacciata non si parlava di cosa aveva fatto, anche, ma le accuse di furto etc non erano così importanti. Nessun voleva controllare cosa facesse una persona. Il tema era proprio la fiducia: se di quella persona c’era di fiducia o meno, e se non c’era, di costruirla.
- La fiducia non è qualcosa che appartiene al mondo materiale, fa parte del legame tra due persone: in questo modo di vivere la fiducia prende rilevanza.
- Diventa molto importante allora fiutare le persone, o comprenderle anche un po’ da lontano. Le vibe entrano a questo punto. Sono le impressioni che abbiamo verso le persone. Le intenzioni e le direzioni che vediamo dentro di loro. Sono quello che captiamo quando abbiamo le orecchie alzate e sentiamo l’ambiente.
Aaa
- Vorrei fare un’aggiunta sulle ame che viene dalla conclusione di questo discorso.
- Quando ci si organizza in gruppettini autorganizzati dal basso senza un centro, come si trasforma il rapporto con “la collettività”, i giri larghi etc?
- Diventano le ame e i piazzi. Ci si unisce in momento di comunità, nella vita insieme.
- Ame è una parola molto sentita. Tra di noi siamo ame. Si cerca tra le ame per fare le cose.
- Il tema delle ame è che sono rapporti come di amicizia (non quella borghese), sono reti. Sono opposte alla burocrazia del denaro, o al centrismo della coppia. Sono rapporti a rete, diffusi, molto mutevoli.
- L’amicizia è uno di quei legami che hanno una forma già anarchica che ci dona la tradizione
- Quando diciamo di voler vivere senza lavorare diciamo di voler lavorare in amicizia. Recupereremo, ruberemo, autoprodurremo ma con le ame. Faremo delle cose. Non le faremo con la burocrazia del capitale. Né in una coppia. Il lavoro maschile del salario e femminile della casa e della cura erano semplicemente due lavori, diversi e complementari. Non ci piace quella fissità e quella asimmetria: sia del centro della coppia, sia dei suoi ruoli. Ci piace il legame d’affetto e di senso che la unisce.
- L’amicizia è tra persone, ame, tra gruppi, e tra spazi e casali. Tutto si fa in rete e la capacità della rete di attaccare il sistema aumenta.
- Il sistema non è solo qualcosa che ha molte vibe diverse. È anche l’antivibe per eccellenza. Il sistema sono delle regole mute e sorde, non solamente delle persone e dei rapporti con le loro con vibe. Agisce controllando, non agisce nel caos. Non guarda i legami delle persone, ha le leggi. Non ammette mai altro da sé, non si rapporta con qualcosa di estraneo e autonomo. La vibe è interrelazione, la regola no. Il sistema a le sue regole, morali o meno, e distrugge il resto negandolo. Che siano teorie sulla magia, che dice essere false e sbagliate (vuole occupare tutto lo spazio),che siano altre culture, colonizza tutto e mette a profitto ed efficientamento. Negli stati tutto è messo a disciplina secondo le regole, le regole si fanno in uno. Il sistema è un antivibe, perché le vibe non si fanno da soli.