Se servisse un programma?


Un volta una mia amica mi fece una domanda che mi lasciò interdetta. Era una amica vicina agli ambienti libertari. Legata al mondo dell’arte e alla comunità e al festival “Burning man”. Faceva più fatica a comprendere la “lotta”. La condivideva ma qualcosa la lasciava insoddisfatta e scettica. Cosa volevamo ottenere? Qual era il nostro programma? Solitamente non piace fare un programma nei nostri giri. Si preferisce stare con le altre e momento per momento apliare i propri spazi di liberta: sarà il rapporto reciproco dei movimenti a determinare la società, non un piano dall’alto. Eppure alcune volte un’immagine aiuta a direzionare la propria azione e comprendersi, e quella amica la stava cercando. Questo all’incirca quello che inventai.

Forse quello che dobbiamo fare è costruire una comunità criminale. Anche le comunità che non fanno “politica” hanno un peso sul parlamento e sul governo. Le rivolte avvengono solo quando la gente non può più fare altro. Spesso sono anticipate da fenomeni di illegalismo di massa. Quando quelli vengono impediti fisicamente esplodono le rivolte. Spesso però sono l’ultima risorsa, e sono dannose: preferisci fare altro prima, ci sono un sacco di perdite. Il peso sul governo lo impone una grande massa di gente che sa come craccare il biglietto della metro, recuperare attrezzi, ostacolare e autogestirsi. Se ogni legge genera una risposta di questo tipo un governo deve tenerne conto o oppure si adeguarsi. Il governo fa fatica a governare.

Il nostro obiettivo è allora trovare e diffondere sempre più modi per craccare roba, appropriarci di oggetti, autogestirci e passare queste competenze in modo diffuso. Moltiplicare i processi e le soluzioni collettive per queste cose. Si parte dalle cose di cui si ha più bisogno:

. gestire le relazioni emotive

. condividere tempo, emozioni, aiuto

. avere una vita bella

. creare fascino

Se ci pensate è un programma che molti popoli al sud del mondo (e anche Italia) hanno di più: circuire le strutture burocratiche, aiutarsi reciprocamente, sviluppare qualche forma di tradizione (sapere popolare) che migliori la vita e la riempa di cose belle.

Noi dobbiamo fare tutto questo in modo non gerarchico: insegnare senza autorità o supponenza, condividere senza obbligo, unirci per piacere e per supporto, diffondere quello che sappiamo e quello che proviamo (avere risonanza).

Alcune scorciatoie possono salvare nei momenti di difficoltà. Una è avere sempre il piede in due scarpe: frequentare due luoghi, occuparsi di due comunità, avere due principali interessi e via dicendo. L’altra è agire sempre in positivo: non chiedersi come sarebbero dovute andare le cose -una norma a cui le cose si devono adeguare- ma cosa può modificare la situazione in modo efficace a partire da adesso.

Quando si vuole tutto il mondo, la morale – il gaso- sono tutto quello che si ha. Allo stesso tempo è un errore comune dei movimenti di azione diretta non saper riconoscere le proprie vittorie (vedi qui). Ci sta notare quali questioni più grandi si stanno risolvendo (non solo nei circoli libertari):

  1. come stare nelle relazioni: evitare che si creino dei poli (coppie) che si avvicinano e poi esplodano rubando fatica a quelli intorno.
  2. come risolvere i litigi: la giustizia trasformativa, ovvero come far fronte insieme alle situazioni per risolverle

Un programma per i nostri prossimi obiettivi potrebbe essere:

  • Capire come recuperare più roba e migliore (non solo cibo, ma attrezzi, semi e materie prime)
  • Capire quanto e in che misura si possono rubare le cose
  • Trovare gli sgami migliori per rubare soldi o scroccare favori a Amazon, i Media, l’Esselunga e via dicendo
  • Trovare dei modi di comunicare efficacemente i propri bisogni, tirare in mezzo le persone e modificare le situazioni (in modo chiaro e consensuale, ma produttivo, seduttivo-invitante)
  • Imparare a fare più cose: dalle conserve, ai marchingegni (e accrocchi), alle situazioni politiche e sociali (lanciare una piazza, un’occupazione, una festa di carnevale o un benefit)
  • Imparare a scroccare cose, fare la carità e chiedere aiuti economici: ottenere benefici, oggetti e situazioni (abitative o meno, magari sociali) tramite richiesta non è male se ottenuto in modo gratuito e disinteressato, senza un senso di dovere di ricambio (quando non esplicitato). Anche questo è condividere e fare scomparire la proprietà privata (se non c’è obbligo di ricambio, se non solo in senso di mutuo supporto in situazione di bisogno).
  • Imparare a condividere ciò che ci importa e che vediamo, non solo a partire dalla repressione delle nostre vite, ma anche dal piacere del nostro incontro: quello che vorremmo che la nostra vita fosse
  • Sabotare i processi dello stato che ci contravvengono, in modo diretto e indiretto

. Imparare a seguire il piacere e la felicità (sono dei sensi che ci restituiscono informazioni sul senso di quello che stiamo facendo)